I recenti attacchi terroristici di Parigi hanno provocato grande dolore e sgomento in tutto il mondo rafforzando il sentimento di vicinanza e unione degli italiani al popolo francese. Nei giorni successivi all’emergenza è apparso sempre più evidente come ognuno di noi, medici o cittadini, potrebbe trovarsi improvvisamente attore in simili scenari. Spinti da sentimenti contrastanti di insicurezza, timore e solidarietà ci chiediamo, ma come hanno fatto e cosa hanno provato i medici che erano al lavoro negli ospedali di Parigi il 13 novembre?

La risposta, pubblicata da Lancet (1), viene dal team di medici che hanno curato i feriti coinvolti negli attentati e aiuta a capire come ha funzionato la rete di emergenza/urgenza francese. Il sistema ospedaliero pubblico di Parigi si era preparato per un attacco terroristico fin dal gennaio scorso, quando uomini armati hanno massacrato il personale presso la sede della rivista di satira politica di Charlie Hebdo. Una prova di simulazione del piano si è svolta proprio la mattina del 13 novembre con l’obiettivo di addestrare il personale sanitario e i medici di Parigi a rispondere ad un afflusso di vittime da arma da fuoco. La sera stessa, con una coincidenza inquietante, i medici si sono trovati ad operare in un contesto reale, tanto che alcuni di loro hanno creduto ad una nuova simulazione.

Poco tempo dopo le tre esplosioni e le sparatorie in quattro siti sono arrivati in 10 ospedali della rete più di 300 pazienti feriti. Trentacinque equipe di chirurgia hanno operato per tutta la notte per soddisfare una domanda senza precedenti. Durante questo drammatico “stress test” nelle sale operatorie, spesso descritte come un luogo difficile, dove il fattore umano è determinante, le difficoltà sono scomparse. Medici e sanitari si sono ritrovati a lavorare insieme in modo armonioso e fluido. L’obiettivo comune era così chiaro che nessuno degli operatori ha cercato di imporre un punto di vista individuale. La solidarietà è stata l’elemento evidente all’interno dell’ospedale, ma anche tra i diversi ospedali della rete di assistenza, dimostrando una grande efficienza e tempestività degli interventi, elementi che si sono dimostrati determinanti per i risultati ottenuti. Dei 302 feriti giunti nei vari ospedali solo 4 (1%) sono deceduti, inclusi due casi di decesso all’arrivo in pronto soccorso. Tuttavia i medici presumono che ci sia un aumento del numero di morti nei prossimi giorni e quindi è troppo presto per fare bilanci, ma una cosa dell’esperienza di Parigi fin d’ora è chiara. Il terrorismo non potrà mai impedire ai medici di continuare a comprendere, apprendere e condividere le conoscenze per essere più efficaci nel salvare vite umane. La Francia con i suoi medici ha dimostrato che, nei momenti più difficili, è possibile dare il meglio di se stessi.

Bibliografia

Hirsch M et al. The medical response to multisite terrorist attacks in ParisLancet 2015;November 24, https://dx.doi.org/10.1016