Il Professor Aurelio Angeli è stato una delle più importanti personalità della sanità pratese del secolo XX. Aurelio Angeli nacque a Cesena il 26 dicembre 1892.  Si laureò in Medicina all’Università di Bologna nel 1919. Nel 1929 dopo una rapida e brillante carriera vinse il concorso  di Primario di Chirurgia all’Ospedale di Prato, dove rimase per tutta la sua vita lavorativa fino al 1964, anno in cui andò in pensione. Nella sua molteplice  attività chirurgica sono rimasti famosi due episodi: quello dell’anno 1936 in cui salvò con un intervento di urgenza un paziente pratese che si era sparato un colpo di rivoltella al cuore per amore e, nel 1947,fatto ancora più noto, quando salvò un ragazzo di 15 anni che lavorando gli stracci, in una caduta accidentale si era conficcato la punta delle forbici nel cuore. Il paziente, ancora vivente è sempre stato grato al Professore che gli salvò la vita quel lontano giorno. Dal punto di vista statistico  è stato il primo caso in Italia di ferita diretta del cuore da infortunio sul lavoro. Il professore ha sempre raccontato la sua emozione  a mettere i punti su un cuore battente quando la chirurgia del cuore era ancora eroica. La figlia del Professore è testimone del fatto che durante la seconda guerra mondiale il padre aiutava chi era in pericolo ed aveva bisogno di protezione ricoverandolo nel reparto infettivi; quando poi certi documenti dovevano uscire all’esterno per comunicazioni tra partigiani, ad un paziente veniva ingessato  un braccio o una gamba per nascondere il documento nel gesso e poi veniva fatto uscire all’esterno dell’ospedale.  Nel 1945 fu nominato presidente della Pubblica Assistenza di Prato; presidente della “Crosta”, circolo d’arte di Prato negli anni ’50; primo presidente dell’AVIS nel 1962, di cui era stato un fondatore. Nel 1988 fu premiato con una medaglia d’oro della Croce Rossa Italiana. E’ stato anche uno scrittore ed ha pubblicato alcuni romanzi e racconti. Morì a Prato il 16 gennaio 1991, lasciando  ricordi incancellabili in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di ricevere la sua preziosa opera di chirurgo.