Di M.V.Scogniamiglio, G.Calusi, L.Polenzani

È ormai noto come la medicina generale rappresenti una disciplina scientifica centrata sulla persona ed orientata all’individuo che vede nell’empowerment, ovvero  la responsabilizzazione del paziente nella gestione della propria salute, uno dei suoi cardini. Parlare di empatia in Medicina Generale appare inevitabile dal momento che ci troviamo a gestire problemi di salute nella loro dimensione fisica, psicologica, sociale e a portare avanti relazioni protratte nel tempo attraverso un’ efficace comunicazione tra le parti. All’interno del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale abbiamo intrapreso una ricerca, in collaborazione con la Thomas Jefferson University di Philadelphia nella figura di Vittorio Maio, con l’intento di analizzare il livello di empatia ed eventuali variazioni di questa, nei tirocinanti e nei tutor.  I risultati del lavoro sono stati senz’altro significativi: i primi dati sembrano confermare una diminuzione dell’empatia nel progressivo impatto con la pratica clinica quotidiana sia nei medici in formazione sia nei tutor. In questi ultimi, però, vi è un successivo aumento del livello di empatia dopo circa 10 anni di esperienza lavorativa.  Di particolare interesse la relazione fra empatia e formazione attraverso i gruppi Balint: i tutor che hanno partecipato a questi gruppi hanno dimostrato avere livelli di empatia maggiori rispetto ai colleghi privi di tale esperienza formativa.

Parlando di empatia, dunque, ci troviamo dinnanzi ad un tema difficile, dibattuto, multisfaccettato ma innegabilmente “chiave” nella professione del medico di Medicina Generale; stiamo riflettendo e studiando variazioni, variabili difficili da misurare e da inquadrare in moderni protocolli dentro i quali oramai sembra tutto gestibile: fare ricerca in questo campo è qualcosa di realmente nuovo, affatto scontato.

Concludendo:  abbiamo scelto proprio l’empatia come argomento di studio, tesi, ricerca ritenendo che la domanda “Ha ancora senso parlare di empatia? ” contenga implicitamente risposta affermativa ma siamo pronti, presenti e curiosi a nuove dimostrazioni e considerazioni, nella consapevolezza che le armi di questa professione non si racchiudano solo in una valigetta e nella più varia e moderna strumentazione, quanto di più in riflessioni stimolanti, nuove ricerche e punti interrogativi lasciati aperti, in attesa di risposte.