di Roberto Tempestini

Nel centro di Documentazione per la storia dell’assistenza e della sanità di Firenze in via Borgognissanti troviamo un quadro che contiene una forchetta con un grosso calcolo alla base dei denti che la costituiscono e due vecchie foto, una di un signore con baffi e cravatta a fiocco, ed una raffigurante la forchetta. Il quadro è testimone di una drammatica storia successa nella fine dell’800 a Firenze e narrata dai giornali dell’epoca: un giovane tappezziere, Egisto   ipriani scherzando con gli amici, si mise ad imitare un giocoliere infilandosi una forchetta col manico in gola, finché non la deglutì. Vani furono i suoi sforzi di espellere il corpo estraneo dall’esofago, finché si trovò in ospedale dove si riunirono in consulto a Santa Maria Nuova il 13 gennaio 1872 il Professor  osati con Ferdinando Zannetti (il chirurgo che tolse la palla dalla ferita del piede di Garibaldi), Carlo Burci e Pellizzari, luminari della chirurgia dell’epoca. Nessun medico riuscì poi a capire dove fosse stata localizzata la forchetta e nessuno osò, nel dubbio, di tentare una gastrotomia al fine di togliere il corpo estraneo, data la pericolosità dell’intervento all’epoca. Sicuramente un esame radiografico, che allora non esisteva, avrebbe dato certezza dell’oggetto e della sede.  Furono costruiti diversi strumenti al fine di togliere la forchetta dallo stomaco ma nessuno, dopo varie manovre sul povero paziente ebbe successo. Il 30 aprile 1887, quasi quattordici anni dopo l’incidente, il tappezziere subì un intervento chirurgico di laparatomia nell’ospedale di san Giovanni di Dio: la forchetta lunga 22 centimetri dall’esofago passò nello stomaco e percorse tutto il tenue, raggiungendo il cieco ed il colon ascendente. Dalla cartella clinica risulta che il colon ascendente era saldato al peritoneo parietale e questa situazione favorì in
qualche modo l’intervento, a cui seguì una fistola intestinale che guarì dopo 20 giorni. L’intervento fu eseguito dal primario, Prof. Rosati Tebaldo e dal suo aiuto dott. Catani Giulio con esito felice. Il fatto fu ricordato anche dal poeta dialettale Renato Fucini in una sua poesia intitolata: «L’omo della forchetta». Il caso storico fu esposto in una Adunanza scientifica del 25 maggio 1961 a Firenze dal Prof. Giovanni Cavina.

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