Medicina e legge

Cassazione Penale – MMG in pensione e passaggio di pazienti al suo collega

Non integra il reato di truffa il fatto che un medico di medicina generale al momento del pensionamento agevoli la “migrazione” dei propri pazienti nella lista del suo collega, addirittura sostituendosi di frequente a questi nell’assistenza medica. Tutto ciò costituisce indubbiamente un illecito quanto meno sotto il profilo amministrativo per violazione dei doveri nascenti dalla Convenzione, ma tuttavia tale condotta non è riconducibile alla fattispecie legale tipica del reato di truffa. Sentenza n. 44677/15

FATTO: Con ordinanza in data 8/6/2015 , il Tribunale per il riesame di Genova, accogliendo l’appello del P.M. avverso l’ordinanza 20/5/2015 con la quale il Gip di Genova aveva rigettato la richiesta di sequestro preventivo per equivalente della somma di Euro 85.150,79 nei confronti dei medici R.E. e B.D., ritenuto sussistente il fumus commissi delicti in ordine al reato di truffa in danno della (OMISSIS) genovese, disponeva in danno dei due indagati il sequestro preventivo di somme di denaro, valori mobiliari, beni mobili ed immobili, fino a concorrenza della somma indicata dal P.M..Avverso tale ordinanza propongono ricorso entrambi gli interessati per mezzo dei rispettivi difensori di fiducia. Entrambi i ricorrenti deducono violazione di legge in relazione all’art. 640 c.p. eccependo che nella fattispecie non è ipotizzabile neanche astrattamente il reato di truffa in quanto i pazienti assistiti dal dr. R. E., al momento del pensionamento di costui sono migrati volontariamente nella lista del dr. B.D. e l’Asl avrebbe comunque dovuto sostenere il loro costo, a prescindere dall’attività effettivamente svolta in loro favore dal medico di famiglia. Di conseguenza non esisterebbe il requisito del danno (patrimoniale) ingiusto. In subordine entrambi i ricorrenti deducono violazione degli artt. 640 quater e 322 ter c.p. e art. 321 c.p.p. eccependo che la somma sequestrata supera il valore del prezzo o del profitto ricavato dal reato.

DIRITTO: Nel caso di specie non è configurabile un danno patrimoniale nel fatto che l’Asl abbia pagato al medico convenzionato dr. B. D. i compensi derivanti dalla scelta liberamente effettuata dagli ex pazienti del dr. R.E. dopo che quest’ultimo aveva cessato il servizio per il pensionamento. Se, infatti, costituisce indubbiamente un illecito quanto meno sotto il profilo amministrativo per violazione dei doveri nascenti dalla Convenzione – il fatto che il dr. B.D. si sia fatto sostituire nell’attività di assistenza medica dal dr. R.E., tuttavia tale condotta non è riconducibile alla fattispecie legale tipica del reato di truffa. Non è contestabile, infatti, che nella fattispecie i pazienti passati in carico al dr. B. abbiano, comunque, ricevuto l’assistenza medica prevista dalla Convenzione per i medici di famiglia, da soggetto qualificato, dotato di competenza specifica. Pertanto l’Asl ha pagato al dr. B. D. la quota individuale destinata a garantire l’assistenza del medico di famiglia a ciascun paziente a fronte di una situazione in cui B.D. ha assicurato comunque il servizio, sia pure facendosi indebitamente sostituire da altro medico dotato, comunque, della necessaria competenza e qualificazione professionale. Il danno patrimoniale si sarebbe verificato per l’Asl soltanto nell’ipotesi che avesse pagato la quota paziente a fronte di un’assistenza medica non effettivamente prestata, ovvero prestata da soggetto non qualificato, ovvero se avesse dovuto pagare un compenso extra al sostituto del medico convenzionato

 

Tar Veneto – Incarico temporaneo per attività specialistica ambulatoriale a medico in pensione

Il Tar Veneto ha rilevato come il Legislatore abbia inteso prevedere un generalizzato divieto di conferire consulenze e incarichi di studio ai soggetti collocati in quiescenza, specificando che è “altresì” vietato agli stessi soggetti anche il conferimento di incarichi dirigenziali o cariche in organi di governo delle Amministrazioni. E’ del pari evidente come detto divieto sia applicabile anche al caso di specie e, ciò, considerando che l’attività svolta dal medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale viene inquadrata nell’ambito delle prestazioni d’opera intellettuale, fattispecie quest’ultima suscettibile di rientrare nell’ambito degli incarichi di consulenza di cui all’art. 5 comma 9 sopra citato. Sentenza n. 1214/15

FATTO: La Dott.ssa G. ha impugnato la deliberazione del Direttore Generale dell’Azienda ULSS 12 Veneziana n. 1869 del 29/06/2015, nonché la relativa graduatoria con la quale veniva conferito al dott. P. G. l’incarico temporaneo per l’attività specialistica ambulatoriale, relativo al periodo intercorrente tra il 01/07/2015 e il 30/06/2016. In data 10/07/2015, infatti, veniva inviata alla ricorrente la deliberazione del Direttore Generale dell’Azienda ULSS n.12 del 29/06/2015 n. 1869, unitamente alla relativa graduatoria, con la quale veniva conferito al Dott. P. l’incarico temporaneo per attività specialistica ambulatoriale. Nell’impugnare i provvedimenti sopra citati la ricorrente sosteneva, con il primo motivo, la violazione dell’art. 6 della L. 114/2014, in quanto il D.L. n. 95/2012 avrebbe sancito il divieto delle Amministrazioni pubbliche di conferire contratti relativi ad incarichi di studio e di collaborazione a soggetti collocati in quiescenza, status che caratterizzava appunto il dott. P..

DIRITTO: L’art. 5 comma 9 del D.L. 95/2012, poi modificato dall’art. 6 comma 1 del D.L. 90/2014, a sua volta convertito con la L. n. 114/2914, ha previsto che “è fatto divieto alle pubbliche amministrazioni ….di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Alle suddette amministrazioni è, altresì, fatto divieto di conferire ai medesimi soggetti incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni …”. La semplice lettura della disposizione sopra citata conferma come il Legislatore abbia inteso prevedere un generalizzato divieto di conferire consulenze e incarichi di studio ai soggetti collocati in quiescenza, specificando che è “altresì” vietato agli stessi soggetti anche il conferimento di incarichi dirigenziali o cariche in organi di governo delle Amministrazioni. E’ del pari evidente come detto divieto sia applicabile anche al caso di specie e, ciò, considerando che l’attività svolta dal medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale viene inquadrata nell’ambito delle prestazioni d’opera intellettuale (T.A.R. Campania Napoli Sez. I, 23-09-2015, n. 4595), fattispecie quest’ultima suscettibile di rientrare nell’ambito degli incarichi di consulenza di cui all’art. 5 comma 9 sopra citato. Detta interpretazione era stata, peraltro, fatta propria anche dallo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze con la nota del 07 Gennaio 2014 (prot. 104123), nota diretta alle strutture regionali interessate, nella parte in cui aveva sancito l’applicabilità del divieto di incarichi di consulenza anche ai medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, atteso che il rapporto convenzionale viene inquadrato fra le prestazioni d’opera professionale di natura privatistica. In conclusione il ricorso è fondato e va accolto e di conseguenza vanno annullati i provvedimenti ora impugnati, con contestuale risarcimento del danno nei termini sopra indicati.